giovedì 5 giugno 2008

Il Divo di Paolo Sorrentino

Il film di Paolo Sorrentino parla di un uomo, di un politico e di una classe politica. Lo fa attraverso un attore, Toni Servillo, che si cala perfettamente nella parte e riesce a diventare Giulio Andreotti senza rischiare la caricatura o la macchietta. Un attore che in questi ultimi anni mi e' piaciuto molto nelle sue diverse interpretazioni, sempre attento a non eccedere, a non andare mai sopra le righe ma senza neanche rimanere piatto e monocorde come spesso succede a molti attori del cinema d'autore italiano. 
Il Divo riesce nella primissima parte a tenerti incollati alla sieda con un ritmo sostenuto, quasi tarantiniano. Grottesco e coraggioso nell'affrontare temi scottanti della nostra storia recente. Sorrentino ha uno stile riconoscibile ma che non diventa un format ripetitivo, anche perche' sceglie sempre temi molto diversi da affrontare. 
Nonostante questi aspetti positivi il film non mi ha convinto. Merita sicuramente una seconda visione, perche' a mio parere si perde nella seconda parte, dove il cinema diventa piu' politico, dove il lato grottesco e' reso dalla realta' e non dalla rappresentazione della stessa. La parte finale del film e' appesantita da troppe spiegazioni e troppa cronaca. L'altro aspetto che mi ha poco convinto e' stato il racconto dell'uomo Giulio Andreotti, un racconto troppo criptico e poco chiaro. 
La parte che ho preferito del film e' quella dedicata alla descrizione della classe politica italiana del periodo. Un'insieme di persone poco raccomandabili che cercano in tutti di emergere e di farsi strada. Molto riuscita la parte di Cirino Pomicino e tutta la sequenza dedicata all'elezione del Presidente della Repubblica. 
L'impressione che mi e' rimasta del film e' quella di un racconto discontinuo e non compatto, dove i diversi frammenti a volte non riescono ad integrarsi. E' probabilmente una cosa voluta ma mi ha lasciato perplesso e non mi rimane che dedicare un'ulteriore visione a questo film che nostante tutto, insieme a Gomorra, riesce ad alzare il livello qualitativo dell'ormai quasi agonizzante produzione cinematografica italiana. 

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Davide,

concordo con te messa in scena 10, scenegiatura? ... 7? 8? 6? Non so ancora che pensare, ci sono diversi punti che anche io vorrei chiarire... delle volte sembra molto indulgente con il personaggio Andreotti, ma mi chiedo se lui ha voluto usare Andreotti come modello per creare un personaggio di fiction, ma llora poi perché tutta quella parte riepilogativa dei processi, fatti, ecc.?

Comunque buon film, e... non penso che il cinema italiano sia agonizzante, penso sia un po' di anni che almeno 1 o due bei film l'anno si facciano in Italia. I capolavori non sono di più nel resto degli altri paesi.

Yves

David ha detto...

Grazie per il tuo commento Ives. Concordo sul fatto che a volte il film è indulgente con Andreotti...
Per quanto riguarda il cinema italiano, purtroppo io personalmente penso che 1 o 2 film l'anno non fanno una cinematografia, servono non solo i capolavori ma anche i film di buona fattura che in Italia mancano troppo spesso e non fanno girare il tutto...ma il discorso è un pò lungo magari dovremmo riprenderlo a voce...

david

gahan ha detto...

Anch'io trovo che la sceneggiatura in sé non sia il massimo, un po' discontinua ed anche ripetitiva, e soprattutto un po' "subitanea" nel cambiar marcia nel finale. Ma questi son problemi che Sorrentino ha sempre avuto-- Un saluto.