Overlook David

giovedì 9 luglio 2009

A Kid - Radiohead di Gianfranco Franco


I Radiohead (RH) sono una delle mie passioni, quindi appena ho letto che era uscito un libro che commentava i testi di Thom Yorke (e non solo), ho deciso che il saggio faceva per me. Quando poi dalla prefazione ho appreso che l'autore è mio coetaneo, mi sono subito ben disposto nei confronti della lettura.
Il saggio di Gianfranco Franchi è molto interessante. E' un analisi critica ed obiettiva dei testi di tutti gli album dei Radiohead e delle b-sides. L'autore usa un approccio intelligente e mai elogiativo alla lettura dei testi e ne esce un'analisi che trae una poetica dalle canzoni di Thom Yorke e traccia un percorso. Il commento ai testi è supportato da numerose interviste e dichiarazioni dei vari componenti del gruppo che permettono all'autore di ricostruire gran parte della genesi dei brani, anche se i lati oscuri non mancano. L'autore fa molte considerazioni e congetture personali. Parla di quello che conosce e lo lega ai testi dei RH per dare loro una specie di lettura più universale, anche se a volte non sempre colpisce nel segno.
Il filo conduttore del saggio è quello di uno Yorke paroliere Pop, "un magnifico ripetitore" lo definisce Franchi. La voce dei RH mescola tutto, quello che ha ascoltato, letto e visto. C'è la tv, la radio, la musica e la letteratura nei testi. Thom è un letterato e si vede attraverso i suoi omaggi, tra tutti Douglas Adams e Thomas Pynchon, ma anche Dante (la moglie è dantista) e Carroll. Assembla citazioni letterarie e musicali per creare il suo percorso, il percorso dei RH. Il tutto senza dimenticare i sentimenti, dai più violenti ai più teneri. L'amore e la rabbia su tutti.
Ci sono molte canzoni d'amore ovviamente, la maggior parte dedicate alla moglie Rachel. E' affascinante la lettura di alcuni testi dove sembra che Thom Yorke si inventi delle storie, delle crisi, dei tradimenti. Sembra creare una diversa dimensione del suo amore, o semplicemente una visione più distorta, più letterariamente mediata.
Il viaggio nei testi dei Radiohead è un viaggio anche nella loro maturità. Da testi con tematiche più tipicamente "adolescenziali" a quelle più politiche degli ultimi album. Gli ultimi testi ci mostrano uno Yorke che da incazzato passa quasi ad uno stato di rassegnazione per tutto quello che nel mondo non va, passando in alcuni brani un ideale testimone al figlio, alle nuove generazione.
Il commento ai testi rispecchia pienamente l'impatto che l'ascolto dei cd hanno avuto su di me. I cd che più mi hanno colpito hanno i testi più intensi e più nelle mie corde, mentre si vede quando è la leggerezza o la mancanza d'ispirazione a dominare. Ok Computer e Kid A rimangono i due capolavori dei RH a mio parere. Ricchi di testi surreali, stranianti e strazianti. Due viaggi in territori che finora i RH non hanno più toccato. Quasi due concept album. Prima e dopo i RH sono diversi. In Pablo Honey e The Bends si stanno formando mentre in quelli successivi cambiano strada e tornanono in un certo senso sulla terra, con i suoi guai. L'analisi degli ultimi album però dimostra meno progettualità, un sentire più frammentato e a volte disorientato. Non mancano ovviamente i picchi ma si sente che gli album sono meno compatti anche a livello "letterario". I temi si fanno sempre più politici ma la poesia un pò si perde.
La conclusione del libro segna la fine di un percorso. Forse i RH stanno mutando nuovamente, stanno cambiando pelle. Non mi resta che aspettare e sperare che mi portino di nuovo altrove.

giovedì 25 giugno 2009

Una sera qualsiasi a Beirut di Sélim Nassib

"Ho trascorso anni a scrivere in francese una realtà che capivo in arabo."


Sélim Nassib scrive "Mi sono divertito a diventare vecchio, donna, bambino, abitante del deserto, fotografo armeno e a raccontare le storie ancora calde che stavo vivendo. Storie incredibili, passionali, paradossali, violente. Man mano che scrivevo questi racconti, si è andato delineando, quasi a mia insaputa, il ritratto intimo di un Oriente mosso da un formidabile desiderio. Un desiderio frustrato."

La serie di racconti di Nassib è qualcosa di più di una semplice raccolta, come lui stesso dice è un ritratto intimo dell'Oriente. Un ritratto politico, sociale ed emotivo di un Medioriente sempre in lotta, soprattutto con se stesso. Con un linguaggio poetico, sognante ma a tratti anche duro, l'autore ci accompagna nell'Oriente attraverso i suoi mille volti, le sue mille storie, la sua sensualità, il suo orgoglio. Ne esce un Oriente ricco di emozioni ma stanco, un popolo stanco di lottare. Le persone non ce la fanno e fuggono fisicamente e con la fantasia. Così l'autore ci descrive un mondo senza tempo e un mondo che è drammaticamente quello contemporaneo.
I racconti sono legati da un filo che ci racconta sentimenti ed emozioni. La narrazione in prima persona crea un legame profondo con i personaggi, con la loro rabbia, il loro amore, la loro passione.
I palestinesi si confondono con gli israeliani che in fondo non hanno niente di particolare, le donne si celano dietro veli per difendersi perchè tutto è possibile solo se rimane sotto il velo.
Sélim Nassib ci racconta anche un oriente magico, antico e mistico dove le preghiere si perdono nel diluvio che impone l'uguaglianza, Allah Akbar, non c'è altro Dio al di fuori di Dio. Le parole più dure le riserva all'Oriente contemporaneo, incapace di fare i conti con se stesso e troppo preso dall'odio, troppo legato al proprio passato per costruirsi un futuro, il passato è la nostra consolazione, la nostra ferita d'amore, la nostra prigione.
Un libro da leggere tutto d'un fiato per gustare il sapore dolce e amore dell'Oriente narrato da Nassib. Tra i racconti piu' belli sicuramente Una sera qualsiasi a Beirut, Status quo ante e Foto Gerusalemme. Ma ogni lettore troverà i propri preferiti perchè l'autore ci regala tanto e le emozioni della lettura possono essere solo nostre.

venerdì 19 giugno 2009

La scopa del sistema di David Foster Wallace


La storia del romanzo non e' facilmente raccontabile. Si deve immaginare una protagonista, Lenore, e tanti altri personaggi che le ruotano intorno. Non e' una storia convenzionale e la lettura e' come l'ingresso in un vortice. Entri in un mondo nevrotico dove l'autore scrive in modo nevrotico, incrocia storie e racconti, personaggi narranti e personaggi raccontati. E' tutto molto affascinante, l'autore riesce a comunicare il sentimento dell'azione, dei personaggi, riesce a rappresentare il caos emotivo e psicologico di alcuni personaggi e per estensione della societa' contemporanea. Costruisce un personaggio, LaVache il fratello del protagonista, affascinante e fuori di testa che purtroppo viene relegato a poche pagine.
Tutto affascinante e molto postmoderno se non fosse che il libro non mi ha rapito se non per alcune pagine ogni tanto nella lettura. Non sono mai riuscito ad essere in linea con l'autore, forse il mio stato d'animo e l'assenza di nevrosi (fortunatamente) nella mia vita non me lo ha permesso.
L'ho trovato un libro non semplice da leggere e seppur l'intento dell'autore fosse evidente non mi ha catturato nel suo vortice, anzi in alcuni casi mi ha respinto. E' un romanzo che andrebbe letto tutto d'un fiato, se non fossero piu' di 500 pagine, perche' se si perde il filo si perde il contatto ed e' stato difficile se non impossibile per me in alcuni casi recuperarlo.
Non e' detto che tutti gli autori che si leggono debbano essere in linea con noi stessi, anzi, penso che sia difficile trovarli. Ho apprezzato l'autore e il suo stile ma probabilmente non so se ripetero' l'esperienza di leggerlo nuovamente. Non c'e' niente da fare alcuni esempi di letteratura contemporanea continuo a non digerirli pienamente, forse sono un contemporaneo atipico.

mercoledì 3 giugno 2009

Antichrist di Lars Von Trier


Ci sono alcuni film che non e' facile valutare a caldo. Alla fine del film vedi tutti i titoli di coda, per riflettere, per valutare, per capire se davanti a te c'e' un capolavoro o una boiata. Nel caso di Antichrist di Von Trier mi e' accaduto proprio questo, qualche giorno di riflessione per capire. Ovviamente non so se ho compreso a pieno il film e non so se il film voglia essere compreso, dopotutto parliamo sempre di Von Trier.
Il film narra la storia di una coppia che perde in figlio in circostanze alquanto particolari. A seguito della morte del bambino la moglie entra in crisi e il marito psichiatra cerca di aiutarla cercando di farle affrontare le proprie paure. L'analisi pero' sprofonda la coppia in territori da incubo.
Il film e' stilisticamente ben fatto, anche se il prologo forse e' eccessivamente formale e retorico. Nella forma Von Trier rinnega il suo passato scegliendo di fare un film ricco di effetti digitali e di pura forma. Stilisticamente ricorda poco altri film del regista, ma nonostante questo l'ho trovato ben girato e fotografato benissimo. Gli attori sono bravi entrambi e sono stati messi a dura prova.
Il racconto e' molto interessante. La figura della donna, la natura, la misoginia, la stregoneria. Tutti temi che l'autore riesce bene a legare tra loro. E' interessante il legame tra stregoneria e misoginia. La donna e' carnefice e l'uomo (emancipato) diventa vittima, il tutto nel contesto di una natura infernale, Eden da incubo dove agiscono i due personaggi senza nome. Il film risulta disturbante, inquietante e a tratti disgustoso non c'e' che dire. Alcune scene sono pornograficamente violente e seppure non del tutto gratuite danno l'idea di essere volutamente eccessive e provocatorie ma personalmente non gradite.
Il film non provoca decisamente piacere nella visione, e' discutibile in molte scelte fatte ma proprio questo e' l'aspetto interessante. Un film che fa discutere e che non lascia indifferenti. Ti scuote, e' perturbante. Lars Von Trier e' un genio o un gigante narcisista? A questa domanda pero' purtroppo non si trova mai risposta.

domenica 31 maggio 2009

Crash di J.G Ballard


Crash è un romanzo che ruota attorno alle automobili e su come esse possano generare desiderio sessuale. "Per lui, ferite del genere erano le chiavi di una nuova sessualità, generata da una perversa tecnologia; e le loro immagini stavano appese nella sua galleria mentale come oggetti esposti in un museo da macello."
E' un romanzo che va letto senza preconcetti, si deve accettare ciò che viene raccontato. Solo questo approccio al libro può permettere al lettore di penetrare nel profondo della psicopatologie umane. Solo in questo modo il lettore può capire quanto la tecnologia è entrata così a fondo nella nostra vita.
In Crash si parla di automobili perchè sono la più quotidiana delle tecnologie. Le automobili sono ormai parte integrante della vita di ognuno. Da queste premesse parte Ballard e ci trascina all'interno di menti perverse che provano godimento nell'incidente stradale. Solo nelle automobili hanno piena soddisfazione i loro piaceri sessuali.L'autore spinge al limite il racconto e la narrazione diventa a tratti pornografia. Solo in questo modo riesce a dare una forma narrativa alle sue idee.
Scritto negli anni 70 e letto oggi, il romanzo non perde d'impatto e molte volte mi ha fatto pensare al rapporto che molti hanno con l'automobile, soddisfatti di fare chilometri all'interno dell'abitacolo metallico, soddisfatti di tenere lucide e linde le loro automobili e fieri di ostentarle di fronte agli amici. Non penso che il romanzo sia eccessivo, non penso che l'utilizzo della pornografia sia voyeuristico, tutto è una metafora eccessiva di quello che realmente potrebbe essere il rapporto perverso eppure normale con l'auotomobile e la tecnologia. Dopotutto parliamo di fantascienza che con Ballard tocca vette di profondità analitica eccezionali. E poi come lui stesso dice nella postfazione Lo scrittore non ha più una posizione morale: offre al lettore i contenuti del proprio cervello, sotto forma di una serie di possibilità alternative fantastiche.
Questo romanzo è uno di quelli in cui il gradimento personale e soggettivo non conta più di tanto. E' un romanzo disturbante che quasi mai mette a proprio agio ma non crea distacco con il lettore. C'è una sorta di attrazione/repulsione che affascina e rapisce. Che dire leggere questo romanzo e la sua bellssima postfazione rende ancora più malinconica l'idea che J.G Ballard non ci sia più.

lunedì 11 maggio 2009

L'alligatore di Massimo Carlotto


"Marco Buratti è un investigatore senza licenza con sette anni di galera alle spalle e anche i suoi soci provengono da esperienze simili. Nulla a che vedere con gli onestissimi personaggi della tradizione italiana, che ho ritenuto fin dall'inizio poco adatti a sguazzare nelle paludi fangose dove sguazza l'Alligatore a caccia della "sua" verità."


Così Massimo Carlotto introduce il protagonista della sua serie di romanzi che ho letto raccolti in un unico volume. La verità dell'Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Nessuna cortesia all'uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di nodi. 5 romanzi per scoprire l'invenzione letteraria di Carlotto, per scoprire il suo modo di fare indagine, di muoversi nel sottobosco criminale italiano.
Dopo aver letto diversi romanzi di Carlotto si ritrova molto di auotobiografico in questo suo personaggio, in questo suo investigatore ai limiti della legge, anzi al di fuori della legge. Nell'Alligatore sembra di rivedere sullo sfondo tutto il trascorso di Carlotto raccontato ne il Fuggiasco. E' facile riconoscere in questo personaggio la giustizia vissuta ai margini, una giustizia strappata con la forza e con strumenti non convenzionali.
Nei romanzi di questa raccolta vengono raccontate 5 storie differenti ma tutte con gli stessi protagonisti che vivono l'indagine con le proprie personalità. L'Alligatore, Max la Memoria e Beniamino Rossini sono le diverse personalità di un mondo criminale variegato che tenta di riscattare le ingiustizie ognuno con i propri strumenti. Leggere i romanzi tutti insieme ti permette di notare come le personalità dei diversi personaggi nel corso delle storie diventano sempre più complesse e reali, come persone realmente esistenti.
Un aspetto interessante dei romanzi dell'Alligatore è il loro essere ancorati alla realtà sociale e politica italiana, alle logiche della sua giustizia e del suo mondo criminale. Un viaggio anche cronologico che permette di vedere i cambiamenti della realtà italiana, sociale e politica. Un viaggio violento ed emozionante nel mondo criminale, visto dall'interno e da una prospettiva non istituzionale.
Se dovessi scegliere le storie che mi hanno appassionato di più ne sceglierei due. Il mistero di Mangiabarche, pieno di emozioni, con una storia avvincente, ricco di azione e colpi di scena. Il maestro di nodi perchè oltre ad avere una storia che t'incolla alle pagine è il più vicino a livello temporale ai nostri giorni e alle problematiche sociali e politiche dei giorni nostri.

martedì 21 aprile 2009

Necropoli di Boris Pahor


Necropoli di Boris Pahor è un libro che parla della vita in un campo di concentramento. E' la storia di un uomo che torna nel suo campo di prigionia da "turista" dopo la fine della guerra ma che turista non è. L'aspetto a livello letterario più affascinante di questo romanzo biografico è il continuo rimando tra presente e passato. Un presente che è una visita al campo e dove il protagonista/autore si mescola e si distanzia dai curiosi turisti. Il passato è la prigionia raccontata in modo crudo e diretto senza compassione per sé stesso, anzi l'autore ha il senso di colpa di esserne uscito vivo mentre molti, troppi, non sono usciti vivi dalla prigionia.
L'altro aspetto che è affascinante di questa narrazione è che racconta in modo dettagliato quello che vivevano nel campo, le loro sensazioni, la loro distanza dalla realtà e dal mondo.

"Mi viene da pensare che le prime volte neppure io ero conscio di quale materiale fosse usato dal fuochista per scaldare l'acqua; eppure sento che, anche se l'avessi saputo, nulla sarebbe cambiato nel mio stato d'animo. Questa insensibilità mi contraddistingue nella folla dei gitanti domenicali; allo stesso tempo mi pare che i morti, allora, offrendomi in dono un po' di acqua calda, mi abbiano accolto in una confraternità più sacra di tutte le confraternite generate dalle religioni."

Un estratto che eprime chiaramente quello che con le mie parole è difficile da sintetizzare.
E' un racconto difficile da leggere, sia per i contenuti che per lo stile che non aiuta il lettore. Ho trovato non poche difficoltà ad entrare in questa narrazione con pochi a capo e con capitoli lunghissimi. Forse questa necessità di una totale immersione nella parola scritta era voluta dall'autore per incidere più a fondo l'animo di chi leggeva, per non rendere semplice una storia che di semplice aveva ben poco.