
Garrone ha scelto di fare un film dove domina la realtà quotidiana di un mondo che sembra lontano e che invece è più vicino di quanto sembra. Sceglie d'intrecciare delle storie per mostrare i diversi livelli d'azione del braccio armato della Camorra. Il film non si perde in mille spiegazioni, non diventa mai didascalico, le uniche didascalie se le concede al termine del film e sono delle lame che trafiggono.
Gomorra parla dell'azione e dell'inazione. Nel film c'e' piu' staticita' che azione, come a sottolineare lo stato delle cose, una situazione immutata e immutabile. Non parla d'onore e di rispetto, per quello ci pensa la Mafia. L'immagine della Camorra che esce da questo film è quella di uno Stato. Uno stato che commercia, che fa affari e dà assistenza "sociale". Uno Stato fatto di impiegati, ragionieri, operai e soldati. L'impressione che si ha non è quello di uno Stato italiano che ha fallito, ma di uno Stato che non c'è mai stato. La legalità in questo territorio è la Camorra.
Le case abitate di Gomorra sono teatro di lotte fraticide. Non si vede la Camorra che lotta con lo Stato ma che lotta contro sè stessa, come a mostrare l'ennesima prova di forza. Lo Stato quando arriva dimostra solamente la sua incapacità di agire. Arriva per fare delle retate che non concludono nulla o per testimoniare l'ennesimo regolamento di conti. Tutti i personaggi del film agiscono senza che gli ordini siano mai mostrati. Si muovono come se agire in quel modo fosse naturale, la legalita' e' quella.
Matteo Garrone usa moltissimo il fuori fuoco per descrivere questa realtà che c'è ma non si vede o non si vuole vedere. Il regista come il suo solito riesce a creare un'atmosfera che tronca il respiro e non dà via di scampo. Le immagini del film son lame, pugni e schiaffi, sono colpi di proiettile. A tratti il film potrebbe ricordare il neorealismo ma solo in alcune scelte di linguaggio e di attori ma non nella sostanza. E' un film dell'Italia di oggi. Non è un film di denuncia che vuole educare ma è un film che vuole mostrare senza lezioni di storia o di morale. Il messaggio del film non è positivo, non lascia molti spiragli al cambiamento che forse si può trovare solo nelle poche persone che decidono e riescono a farla finita con quella vita.
Le case abitate di Gomorra sono teatro di lotte fraticide. Non si vede la Camorra che lotta con lo Stato ma che lotta contro sè stessa, come a mostrare l'ennesima prova di forza. Lo Stato quando arriva dimostra solamente la sua incapacità di agire. Arriva per fare delle retate che non concludono nulla o per testimoniare l'ennesimo regolamento di conti. Tutti i personaggi del film agiscono senza che gli ordini siano mai mostrati. Si muovono come se agire in quel modo fosse naturale, la legalita' e' quella.
Matteo Garrone usa moltissimo il fuori fuoco per descrivere questa realtà che c'è ma non si vede o non si vuole vedere. Il regista come il suo solito riesce a creare un'atmosfera che tronca il respiro e non dà via di scampo. Le immagini del film son lame, pugni e schiaffi, sono colpi di proiettile. A tratti il film potrebbe ricordare il neorealismo ma solo in alcune scelte di linguaggio e di attori ma non nella sostanza. E' un film dell'Italia di oggi. Non è un film di denuncia che vuole educare ma è un film che vuole mostrare senza lezioni di storia o di morale. Il messaggio del film non è positivo, non lascia molti spiragli al cambiamento che forse si può trovare solo nelle poche persone che decidono e riescono a farla finita con quella vita.