giovedì 19 marzo 2009

Exactidues. Uguali, Differenti.


E' da molto tempo che non pubblico novita' sul mio blog...ho una sorta di blocco, di torpore...Non riesco a tradurre in parole tutto quello che vedo, sento, leggo...Ci riproviamo ora...con una mostra.
Mi sono regalato una giornata e ho visitato una mostra fotografica sui generis. Exactitudes. Uguali, Differenti.
In poche parole e' una mostra che attraverso serie di ritratti cerca di mostrare quante differenze ci sono nell'uguaglianza. La diversita' dei simili.
La cosa che mi ha affascinato di piu' e' stato, oltre a visitare una mostra piacevolmente deserta, la diversa lettura visiva delle foto. Una lettura accompagnata da un'ipnotica voce che descrive i "tipi" descritti nelle foto.
Ogni "quadro" e' una serie di ritratti di persone con lo stesso stile, lo stesso abbigliamento. Ad un primo impatto la foto appare un'uniforme ripetizione dell'uguale, tutti identici. Piu' si approfondisce la conoscenza visiva della foto e piu' ci si rende conto delle numerose differenze nell'uguale, nell'indistinto.
Un messaggio apparentemento non molto originale quello del duo di fotografi olandesi ma hanno utilizzato un mezzo di forte impatto per veicolarlo. Un messaggio che comunque rimane sempre attuale.

lunedì 26 gennaio 2009

The Millionaire di Danny Boyle


La trama e' tanto semplice quanto e' interessante il modo con cui e' narrata. Un ragazzo indiano che cresce tra le strade di un'India dove il colore del fango si confonde con i colori delle case baracche, ad un certo punto della sua vita decide di partecipare alla trasmissione "Chi vuol essere millionario". La sua scalata al milione e' il pretesto per raccontare la biografia del protagonista. Romanzo di crescita, scoperta dell'India, storia d'amore. E' un mix di racconti e di episodi che sono narrati con un gusto visivo piacevole e coinvolgente, il tutto accompagnato da una bellissima colonna sonora (da questo punto di vista Danny Boyle non fallisce mai).
Il film ha un cast di attori sconosciuti che supportano il film ben girato da Danny Boyle che dimostra un'ottima capacita' di costruire storie interessanti cinematograficamente appetibili.
Il regista riesce a realizzare dei film mai pretenziosi (forse unica eccezione The Beach) ma sempre ricchi di spunti interessanti e scelte registiche, di montaggio e musicali molto azzeccate. Il ritmo e' forse il punto forte di questo film che scorre via velocemente ma lasciando traccia di quello che vuole raccontare. Forse a tratti il film e' farcito di qualche romanticismo di troppo, ma dopotutto e' in linea con la storia e non guasta eccessivamente la visione.
Uno dei nei del film e' il doppiaggio che con la sua traduzione stravolge il senso di una delle scene madri del film, un episodio che non dovrebbe verificarsi e che da' un punto in piu' a favore dei film in lingua originale che anche se sottotitolati ti permettono di valutare personalmente quello che viene detto. L'altra pecca, a mio parere, e' che a tratti il film appare un po' paternalista nei confronti dell'India e del suo popolo. Gli occidentali "sembrano" un po' superiori, ma forse e' solo una mia impressione.

lunedì 12 gennaio 2009

Esperanza Spalding in concerto


Esperanza appare sul palco tra le luci che tagliano gli strumenti in penombra. E' bellissima e dai lineamenti delicati. Prende il contrabbasso, comincia a suonare e a far sentire la sua voce. Le sue mani esili e lunghe pizzicano le corde del contrabbasso in modo frenetico, scorrono velocissime sulle corde. La sua voce e' bellissima, la fa suonare come uno strumento senza che sia necessario dare un senso alle parole, la voce diventa suono puro. Dagli esordi e' cambiata e la sua voce ora ha acquistato anche le parole, senza mai tradire la sua voce e il suo essere una raffinata jazzista.
Nella sua esibizione dal vivo le sue doti migliori emergono in modo fantastico ed emerge anche quello che dalle registrazioni su cd non si percepisce al meglio. Ascolti Esperanza cantare in portoghese, in inglese, la ascolti cantare la chacarera (e il tango torna, tutto e' un cerchio).
Non conosco i titoli dei brani a memoria ma uno in particolare mi ha emozionato profondamente. Un brano che comincia lentamente, contrabbasso e piano...il piano diventa un suono da fisarmonica/bandoneon...il ritmo accelera e in un crescendo frenetico la voce di Esperenza diventa come posseduta dalle note....un fantastico "concerto" di suoni che sembrano impazzire...fantastico, emozionante e da veri brividi.
Meritano una nota anche i suoi musicisti, un pianista (Leonardo Genovese ) e un batterista (Otis Briwn). Dimostrano qualita' singole con assoli bellissimi ma soprattutto in tre mostrano un affiatamento unico, ridono, suonano, si scatenano e si divertono...ti trasmettono la loro passione per la musica, la loro passione per la musica dal vivo e si esce soddisfatti tra le critiche entusiaste di tutti i partecipanti.

giovedì 16 ottobre 2008

Kind of Blue compie 50 anni

Non e' semplice per me descrivere la musica, le emozioni e le sensazioni che mi trasmette. Posso solo dire che Kind of Blue e' il primo album Jazz che ho comprato, da li' ho scoperto tutto il resto e ogni volta che lo riascolto lo trovo familiare e confortante, un buon disco in cui rifugiarsi...strano a dirsi.

E' d'obbligo elencare la formazione:

Miles Davis - tromba
Julian "Cannonball" Adderley - sax contralto, ad eccezione di Blue in Green
John Coltrane - sax tenore
Wynton Kelly - pianoforte, soltanto in Freddie Freeloader
Bill Evans - pianoforte
Paul Chambers - contrabbasso
Jimmy Cobb - batteria

So What e' un classico e il brano che preferisco, mi sembra giusto celebrare i 50 anni di questo album con lei...

domenica 28 settembre 2008

Burn After Reading dei fratelli Coen

Intelligence is relative


Burn After Reading dei fratelli Coen riesco ad accomunarlo più facilmente a Non è un paese per vecchi piuttosto che alle loro commedie. Nonostante siano due film agli antipodi, uno comico l'altro drammatico, parlano entrambi a loro modo degli Stati Uniti.
I Coen raccontano in modo grottesco e quasi demenziale un'America ricca di contraddizioni che rasentano la comicità involontaria. L'apparenza e la ricerca della perfetta forma fisica, la notorietà e il successo, il controllo governativo un pò allo sbando, la violenza gratuita, le ossessioni e le perversioni sessuali. Il film riesce a raccontare con tono leggerissimo tutto questo senza essere mai banale e soprattutto lateralmente, intrecciando personaggi e storie che alla fine troveranno un filo comune.
Tra tutti i film più comici dei Coen questo probabilmente è quello che mi ha fatto ridere di più anche grazie ad una serie straordinaria di attori che rendono il film credibile, divertente e mai macchiestico nel senso più banale del termine. L'idea che ho avuto è che tutti si siano divertiti a fare questo film ed è una sensazione che probabilmente arriva al pubblico. In altre mani e con altre facce sarebbe stato rischioso fare un film del genere, si sarebbe rischiata una becera demenzialità. Non è un caso forse che nella locandina del film i nomi degli interpreti abbiamo lo stesso peso del titolo del film. Clooney che con i Coen riesce sempre a dare il meglio di sè, mostrando la sua faccia peggiore; Brad Pitt che è esilarante e divertentissimo nel suo ruolo; Francis McDormand che è sempre una certezza e purtroppo poco visibile nel cinema americano; e poi John Malkovich e Tilda Swinton, sempre eccellenti nelle loro interpretazioni.
C'è chi i fratelli Coen non li ama e non li apprezza per niente, mentre io penso che attualmente siano tra i migliori talenti del cinema americano. Perfettamente inseriti nel meccanismo produttivo hollywoodiano ma capaci di creare film d'autore a tutti gli effetti.

domenica 7 settembre 2008

Cruel en el cartel...



C'è un voce che mi ha sedotto da subito nel tango: Adriana Varela. Da lei è cominciata la mia passione per il tango come musica. Una voce emozionante, sofferta e ricca di passione.
Afiches, è stato il primo amore...ricordo la canzone ascoltata quando la ballarono i miei maestri di tango Alex e Mimma. Un ricordo che non è sfumato, come quella voce che risuona spesso nelle mie orecchie.
Quando a luglio ho saputo che sarebbe venuta a Roma mi sono catapultato il giorno stesso a prendere i biglietti. Non avrei mai immaginato di poterla vedere dal vivo. Invece è successo. Il buio prima dell'inizio è emozionante. E' strano ma è da tempo che non provo questa emozione prima dell'inizio di un concerto. Siamo in quarta fila, quindi l'idea di vederla così da vicino alimenta la mia emozione.
Appare sul palco e riempie la scena. Il concerto inizia timidamente, nonostante la sua voce riempia la sala dell'Auditorium. Poi la sala si scalda, anche grazie agli argentini presenti, e l'energia di Adriana diventa incontenibile. Da Afiches cantata con i sussurri della chitarra a Malena dedicata a tutte le Mujeres in sala. Canta molti classici del tango come Mano a mano e Muneca Brava e alcuni brani originali scritti per lei da amici che scrivono tango e non sanno di saperlo. Brani che cantano l'amore e il dolore dei desaparecidos. Ogni brano è trascinato dalla sua interpretazione sul palco: cammina lungo il palco, si piega, si contorce, esprime tutte le parole con la fisicità energica dei popoli latini. Ha uno sguardo che arriva dritto a te quando canti, ti trafigge.
Il timido pubblico viene coinvolto e stuzzicato dall'energica Adriana che racconta i tanghi che interpreta e che bacchetta il pubblico perchè il coro di Volver non è all'altezza. Il pubblico si scalda e canta le strofe di Volver come fossero di tutti. Un brano intenso e struggente, un'interpretazione che commuove. Poi il classico di Adriana Como dos extranos, cantato dal pubblico e da noi come se lo spagnolo fosse la lingua di tutti.
Un'emozione questo concerto, un'emozione unica che lascia un ricordo straordinario e che mette anche una straordinaria voglia di ballare. Dopo il concerto c'è la milonga e le gambe si muovono e nel cuore rimane il ricordo di una cantante straordinaria.

sabato 9 agosto 2008

Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan


Il nuovo Batman di Christopher Nolan è decisamente superiore a Batman Begins come probabilmente è superiore ai capitoli conclusivi di Joel Schumacher della precedente serie. Con questo nuovo capitolo compete con i bellissimi episodi di Tim Burton. Tim Burton aveva con intelligenza, eleganza e humour grottesco portato sullo schermo le tavole del fumetto. Quello di Burton si può ormai definire un classico e proprio per questo motivo rimane sempre un termine di confronto ma diventa anche un esempio da superare.
Nolan gioca su un nuovo livello e rende il confronto quasi impossibile. Il "nuovo" Batman di Nolan è cinematografico, nasce al cinema e si alimenta dei generi cinematografici. Il fumetto è forse un'ispirazione per la nuova serie ma non è una parte determinante. Il gangster movie e il raffinato cinema d'azione sono le fonti d'ispirazione principali. E' un Batman che vola ma è reale. Non abbiamo a che fare con un supereroe e con dei villain grotteschi ma c'è la criminalità, la mafia, la morte e il dolore. I cattivi sono pazzi criminali tormentati dal dolore.
Batman stesso è una figura negativa, osteggiata da tutti. Un eroe che non si può definire tale. Una doppia identità che gli va stretta e che lo fa soffrire. Lo fa soffrire al tal punto che cerca di emanciparsi dalla lotta contro il crimine e cerca un sostituto più istituzionale. Il confronto tra il giustiziere mascherato e il giustiziere in giacca e cravatta (Harvey Dent) è affascinante. E' interessante il tema della giustizia legale e di quella "illegale".
Ovviamente la vera forza del film sta nel personaggio di Joker. Si è parlato e scritto molto su questo personaggio. Si è cercato di paragonarlo a quello di Jack Nicholson, ma come il Batman di Burton e di Nolan sono difficilmente paragonabili anche i 2 joker lo sono. Quello di Heath Ledger è una straordinaria prova d'attore, una trasformazione e un'immedesimazione che fanno venire i brividi. Il Joker di Ledger è pura follia, è caos e anarchia. Il Joker di Nicholson è un dandy pazzo e pericoloso, ricco di stile e di humour nero. Non riesco a sceglierne uno dei 2, anche se il Joker di Ledger riempie lo schermo ed è veramente agghiacciante. In alcune scene, come quella dell'ospedale, il film con lui raggiunge vette altissime. Era molto tempo che al cinema non si vedeva un villain di questo livello.
C'è un'altra grande protagonista in questo film: è Gotham City. Città sempre ai margini della legalità, dalla criminalità dilagante. Una città sfiancata, popolata di persone terrorrizzate. Nolan riesce a creare un'atmosfera d'incertezza in questa città che fa perfettamente da sfondo al racconto del film, ai criminali e ai giustizieri.
Anche dal punto di vista stilistico Nolan supera il suo Batman precedente. Fantastiche riprese aree, piani sequenza da brivido e una sequenza iniziale da spavento con la rapina da parte di Joker alla banca della Mafia. La colonna sonora decisamente elegante e poco invadente confeziona un film notevole, decisamente al di sopra della media dei film del genere e della produzione hollywoodiana contemporanea. Tutto questo conferma Nolan un regista che alterna film d'autore e blockbuster senza perdere il suo smalto e la sua intelligenza.