E' come una droga, sopratutto se lavori con un pc in ufficio e molte volte il lavoro è alienante. Il web diventa una via fuga, sempre davanti al pc ma da un'altra parte. L'importante è staccare quando si è fuori dall'ufficio, altrimenti sei fritto.
La corsa ad essere presenti sul web, di mostrarsi, di scrivere, di socializzare in alcuni casi crea nel web stesso delle espressioni interessanti di questo fenomeno.
Uno degli esempi in cui sono inciampato per caso è il blog dei blog abbandonati, una vetrina di necrologi del web. Centinaia di blog interrotti, come è normale che prima o poi accada per diversi motivi. Chi apre un blog, infatti, prima o poi:
a) apre un nuovo blog
b) non ha più niente da scrivere
b) non ha più niente da scrivere
c) eventi di vario genere lo costringono ad abbandonarlo
Dopotutto il blog è forse per sua natura temporaneo, frutto delle passioni del momento. Il frutto effimero di web-individualità sempre in movimento. Bè speriamo che il mio neonato blog non faccia la stessa fine. Ma probabilmente la farà. Vedremo.
L'altro esempio, a metà strada tra la genialità internettiana e la psicosi da web 2.0 è Useless Account dove si può aprire un account inutile. Entri, ti registri e hai un account che non serve a nulla. Il servizio si è esaurisce nell'apertura dell'account. Dopotutto oggi se non hai almeno un account non sei nessuno, quindi perché non crearne di inutili. Trovo Useless Account un modo eccezionale per svelare il meccanismo perverso di una delle dinamiche più diffuse nella rete.