giovedì 25 giugno 2009

Una sera qualsiasi a Beirut di Sélim Nassib

"Ho trascorso anni a scrivere in francese una realtà che capivo in arabo."


Sélim Nassib scrive "Mi sono divertito a diventare vecchio, donna, bambino, abitante del deserto, fotografo armeno e a raccontare le storie ancora calde che stavo vivendo. Storie incredibili, passionali, paradossali, violente. Man mano che scrivevo questi racconti, si è andato delineando, quasi a mia insaputa, il ritratto intimo di un Oriente mosso da un formidabile desiderio. Un desiderio frustrato."

La serie di racconti di Nassib è qualcosa di più di una semplice raccolta, come lui stesso dice è un ritratto intimo dell'Oriente. Un ritratto politico, sociale ed emotivo di un Medioriente sempre in lotta, soprattutto con se stesso. Con un linguaggio poetico, sognante ma a tratti anche duro, l'autore ci accompagna nell'Oriente attraverso i suoi mille volti, le sue mille storie, la sua sensualità, il suo orgoglio. Ne esce un Oriente ricco di emozioni ma stanco, un popolo stanco di lottare. Le persone non ce la fanno e fuggono fisicamente e con la fantasia. Così l'autore ci descrive un mondo senza tempo e un mondo che è drammaticamente quello contemporaneo.
I racconti sono legati da un filo che ci racconta sentimenti ed emozioni. La narrazione in prima persona crea un legame profondo con i personaggi, con la loro rabbia, il loro amore, la loro passione.
I palestinesi si confondono con gli israeliani che in fondo non hanno niente di particolare, le donne si celano dietro veli per difendersi perchè tutto è possibile solo se rimane sotto il velo.
Sélim Nassib ci racconta anche un oriente magico, antico e mistico dove le preghiere si perdono nel diluvio che impone l'uguaglianza, Allah Akbar, non c'è altro Dio al di fuori di Dio. Le parole più dure le riserva all'Oriente contemporaneo, incapace di fare i conti con se stesso e troppo preso dall'odio, troppo legato al proprio passato per costruirsi un futuro, il passato è la nostra consolazione, la nostra ferita d'amore, la nostra prigione.
Un libro da leggere tutto d'un fiato per gustare il sapore dolce e amore dell'Oriente narrato da Nassib. Tra i racconti piu' belli sicuramente Una sera qualsiasi a Beirut, Status quo ante e Foto Gerusalemme. Ma ogni lettore troverà i propri preferiti perchè l'autore ci regala tanto e le emozioni della lettura possono essere solo nostre.

venerdì 19 giugno 2009

La scopa del sistema di David Foster Wallace


La storia del romanzo non e' facilmente raccontabile. Si deve immaginare una protagonista, Lenore, e tanti altri personaggi che le ruotano intorno. Non e' una storia convenzionale e la lettura e' come l'ingresso in un vortice. Entri in un mondo nevrotico dove l'autore scrive in modo nevrotico, incrocia storie e racconti, personaggi narranti e personaggi raccontati. E' tutto molto affascinante, l'autore riesce a comunicare il sentimento dell'azione, dei personaggi, riesce a rappresentare il caos emotivo e psicologico di alcuni personaggi e per estensione della societa' contemporanea. Costruisce un personaggio, LaVache il fratello del protagonista, affascinante e fuori di testa che purtroppo viene relegato a poche pagine.
Tutto affascinante e molto postmoderno se non fosse che il libro non mi ha rapito se non per alcune pagine ogni tanto nella lettura. Non sono mai riuscito ad essere in linea con l'autore, forse il mio stato d'animo e l'assenza di nevrosi (fortunatamente) nella mia vita non me lo ha permesso.
L'ho trovato un libro non semplice da leggere e seppur l'intento dell'autore fosse evidente non mi ha catturato nel suo vortice, anzi in alcuni casi mi ha respinto. E' un romanzo che andrebbe letto tutto d'un fiato, se non fossero piu' di 500 pagine, perche' se si perde il filo si perde il contatto ed e' stato difficile se non impossibile per me in alcuni casi recuperarlo.
Non e' detto che tutti gli autori che si leggono debbano essere in linea con noi stessi, anzi, penso che sia difficile trovarli. Ho apprezzato l'autore e il suo stile ma probabilmente non so se ripetero' l'esperienza di leggerlo nuovamente. Non c'e' niente da fare alcuni esempi di letteratura contemporanea continuo a non digerirli pienamente, forse sono un contemporaneo atipico.

mercoledì 3 giugno 2009

Antichrist di Lars Von Trier


Ci sono alcuni film che non e' facile valutare a caldo. Alla fine del film vedi tutti i titoli di coda, per riflettere, per valutare, per capire se davanti a te c'e' un capolavoro o una boiata. Nel caso di Antichrist di Von Trier mi e' accaduto proprio questo, qualche giorno di riflessione per capire. Ovviamente non so se ho compreso a pieno il film e non so se il film voglia essere compreso, dopotutto parliamo sempre di Von Trier.
Il film narra la storia di una coppia che perde in figlio in circostanze alquanto particolari. A seguito della morte del bambino la moglie entra in crisi e il marito psichiatra cerca di aiutarla cercando di farle affrontare le proprie paure. L'analisi pero' sprofonda la coppia in territori da incubo.
Il film e' stilisticamente ben fatto, anche se il prologo forse e' eccessivamente formale e retorico. Nella forma Von Trier rinnega il suo passato scegliendo di fare un film ricco di effetti digitali e di pura forma. Stilisticamente ricorda poco altri film del regista, ma nonostante questo l'ho trovato ben girato e fotografato benissimo. Gli attori sono bravi entrambi e sono stati messi a dura prova.
Il racconto e' molto interessante. La figura della donna, la natura, la misoginia, la stregoneria. Tutti temi che l'autore riesce bene a legare tra loro. E' interessante il legame tra stregoneria e misoginia. La donna e' carnefice e l'uomo (emancipato) diventa vittima, il tutto nel contesto di una natura infernale, Eden da incubo dove agiscono i due personaggi senza nome. Il film risulta disturbante, inquietante e a tratti disgustoso non c'e' che dire. Alcune scene sono pornograficamente violente e seppure non del tutto gratuite danno l'idea di essere volutamente eccessive e provocatorie ma personalmente non gradite.
Il film non provoca decisamente piacere nella visione, e' discutibile in molte scelte fatte ma proprio questo e' l'aspetto interessante. Un film che fa discutere e che non lascia indifferenti. Ti scuote, e' perturbante. Lars Von Trier e' un genio o un gigante narcisista? A questa domanda pero' purtroppo non si trova mai risposta.